“Il maggior impatto della recessione si riversa sulle persone: la sfida più grande per l’Unione Europea oggi deve essere la prevenzione di alti livelli di disoccupazione, la spinta verso la creazione di posti di lavoro e l’apertura verso un rinnovamento dell’economia, una ripresa sostenibile e la crescita.”
Comincia così il documento con cui il Parlamento europeo ha comunicato lo stanziamento di 100 milioni di euro per i prossimi 4 anni (2010-2013) per favorire l’accesso a microfinanziamenti da parte di piccole imprese e attività autonome. Il nuovo strumento di microfinanziamento intende essere di sostegno per coloro che, nell’attuale contesto di contrazione del credito, potrebbero trovare difficoltà a reperire i fondi per avviare o continuare a gestire la propria attività. “Quest’anno la crisi economica comporterà la perdita di 3,5 milioni di posti di lavoro nell’UE. La crisi finanziaria ha prosciugato il credito per coloro che desiderano avviare o sviluppare la propria impresa” ha affermato Vladimír Špidla,commissario responsabile per l’occupazione e gli affari sociali.
Il microcredito è una possibilità concreta per le microimprese che danno lavoro a meno di 10 persone e le persone senza occupazione o inattive che intendono diventare lavoratori autonomi ma che non hanno accesso ai tradizionali servizi bancari. La sua potenzialità nel mercato europeo è enorme: si calcola che il 91% delle imprese continentali non superi i 10 dipendenti e che il 99% delle imprese create ogni anno siano micro o piccole imprese.
È altresì interessante il fatto che un terzo delle imprese create nascano dall’idea di persone disoccupate, dato che sottolinea come il microcredito possa essere un’opportunità reale per milioni di persone.
A fronte della crescente domanda, oggi nel nostro paese stanno nascendo diverse iniziative di microcredito a sostegno dell’occupazione e dell’inclusione finanziaria. La misura dell’Unione Europea porterà benefici per il mercato del lavoro in Italia?
Per leggere il testo integrale del provvedimento clicca qui (sito dell’Unione Europea).
Sul Corriere della Sera nei giorni scorsi è apparso un articolo, scritto da Federico Fubini, dal titolo “Microcredito: ora i poveri si ribellano”.
Ne riportiamo alcuni passaggi al fine di stimolare la discussione su temi delicati legati al microcredito, come la determinazione dei tassi di interesse e la creazione di gruppi a responsabilità congiunta (il testo integrale è disponibile qui):
Nella sua lezione alla cerimonia del Nobel nel 2006, Yunus disse che la banca «di routine è in utile» (pari a 13,5 milioni di euro nel 2008) e certo i risultati sono impressionanti: quasi otto milioni di clienti in 85 mila villaggi del Bangladesh prendono il microcredito di Grameen. L’azionariato è composto al 96% dalle donne mutuatarie (il resto è dello Stato), Yunus è «un dipendente» e sui benefici del microcredito esiste ormai una letteratura vasta e seria. Ora la banca deve fare i conti con sfide nuove. Per aiutare i villaggi colpiti dai cicloni sempre più frequenti per l’effetto- serra, dice Yunus, «diamo nuovi prestiti anche se non cancelliamo quelli precedenti: semmai estendiamo le scadenze », ampliando il portafoglio crediti. Fonti ufficiali di Grameen precisano che dopo Aila, l’uragano che un mese fa ha distrutto i raccolti per 5 milioni di persone e le case di centinaia di migliaia, Grameen ha cessato di incassare le rate e dato cibo, acqua, aiuti sanitari.
Visto da Kalapara, 300 chilometri più a Sud sul Golfo del Bengala, il quadro appare però alquanto diverso. Qui Aila ha devastato i campi, ucciso il bestiame, contaminato i pozzi. E la filiale di Tiakhali Kalapara di Grameen Bank è passata a riscuotere la sua rata settimanale il giorno dopo il ciclone, racconta la 35enne Taposi (il cognome non lo dà), portavoce di un gruppo di dieci donne clienti. Aiuti non se ne sono visti, mentre a novembre 2007 con il ciclone Sidr (10mila morti) la banca concesse l’equivalente di quasi cinque euro per cliente, pari a due giorni di guadagno di un guidatore di risciò, e un’estensione di sei mesi delle scadenze. «Stavolta non hanno atteso neanche poche ore per riscuotere», dice Taposi.
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Taposi e il suo gruppo di co-mutuatarie parlano, e a tratti piangono, come si sentissero prigioniere di Grameen. Fra le dieci nessuna ritiene di aver mai avuto un beneficio dai suoi prestiti. Il primo problema è la celebrata (in Occidente) obbligazione di gruppo nel caso di insolvenza individuale: gli altri clienti devono ripianare. Secondo la banca è un modo per responsabilizzare le comunità. Ma Taposi e le sue amiche devono autotassarsi quando una sola manca un pagamento, andando a loro volta in difficoltà: ciò mette Grameen Bank più al riparo dalle perdite ma crea liti e denunce nei villaggi. La banca sostiene che non punisce mai gli insolventi («Non usiamo strumenti legali»), ma non può ignorare che nei gruppi di clienti si litiga, ci si denuncia, ci si pignora a vicenda e si entra in cause che a volte finiscono con la prigione del debitore. A Kalapara, molti credono che questo sistema sia volto a scaricare su altri, cioè sugli stessi clienti, il costo dei ricorsi e delle sofferenze. «Se ho un reddito di un dollaro — si chiede Taposi — perché devo pagare più di un dollaro per un mutuo non mio?».
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Grameen Bank contesta la versione di queste donne. Sostiene che pratica un interesse fisso del 10%, non richiede garanzie né depositi, prende impegni preventivi sui rendimenti dei risparmi e versa in ogni caso gli interessi. Quanto alle rate reclamate subito dopo i cicloni, afferma, «questa non è la politica della banca». Seduto nel suo studio di Dhaka, Yunus propone anche un sistema a colori per qualunque prodotto in vendita: «Rosso se nuoce al prossimo, giallo se c’è un dubbio in proposito, verde se non fa alcun male». Le filiali di Grameen nelle campagne del Bangladesh tendono al verde: spesso, sono gli edifici più imponenti del villaggio.
Il 13 giugno ha preso il via a Torino la kermesse sportiva “Balon Mundial”, riservata alle popolazioni migranti. Partecipano al torneo calcistico 28 selezioni nazionali, per un totale di circa 600 giocatori residenti in tutto il Piemonte.
L’evento, segnalatoci da PerMicro (sponsor dell’iniziativa, insieme a Compagnia di San Paolo e Kappa), continuerà per tutti i sabati e le domeniche fino al 5 luglio, in via Spazzapan (zona Lingotto) a Torino.
L’aspetto sportivo è affiancato da un serie di attività culturali: la pubblicazione di un album-figurine del mundial e di una guida ai servizi sportivi torinesi, un contest fotografico per portare in giro sui tram della città i suoi volti, un corso di radiofonia per aspiranti cronisti, un Campo delle Culture e tanti momenti di svago, musica e danze dal mondo ai margini dei campi da gioco.
Tutte le domeniche all’interno del Campo delle Culture verrà allestito uno stand di PerMicro.
Il sito web di Kiva (www.kiva.org) ha fatto parlare molto di sé negli ultimi tempi. Le persone che vi accedono hanno la possibilità di scegliere un microimprenditore beneficiario, sostenendo la sua attività con un finanziamento a partire da 25 dollari. Solitamente si prevede un rimborso del prestito entro 6-12 mesi.
Dall’inizio dell’attività sono stati erogati quasi 80 milioni di euro con un tasso di recupero del 98,5%. Al momento, Kiva non trattiene nessuna percentuale e non garantisce alcun interesse sul prestito erogato.
E pensare che quando avevano lanciato l’idea, Matt e Jessica Flannery, s’erano sentiti dire che stavano perdendo tempo. Che nessuno li avrebbe finanziati o che nessuno avrebbe mai prestato denaro online ai poveri dei paesi emergenti.
“Si ha la percezione che i finanziamenti alle persone povere comportino grandi rischi di credito, mentre invece si stanno rivelando molto affidabili,” afferma Fiona Ramsey, responsabile delle Relazioni Pubbliche di Kiva. “Le persone povere sono altamente motivate verso la propria attività. Solitamente, il microcredito è la loro unica possibilità di ottenere un finanziamento.”
Pubblichiamo il promo del video realizzato da ACRA nell’ambito del progetto “Oltre l’assistenza… il diritto all’iniziativa economica per il raggiungimento degli obiettivi del millennio”.
La campagna nazionale è promossa dall’Associazione Ong Italiane, CIPSI, ACRA, Fondazione Giordano dell’Amore – in collaborazione con PlaNet Finance – e con il contributo del Ministero Affari Esteri e della Fondazione Cariplo.
“La gente povera è gente bonsai. Non c’è niente di male nei loro semi, semplicemente la società non ha mai concesso loro la base su cui crescere.” (Muhammad Yunus)
Il regista italiano Marco Amenta ha presentato al Festival di Cannes il suo nuovo progetto cinematografico.
Il film prenderà spunto dal best-seller internazionale “Il banchiere dei poveri”, che racconta l’esperienza di microcredito del Premio Nobel Muhammad Yunus, economista e banchiere bengalese. I diritti cinematografici del libro sono stati acquisiti da Eurofilm nel 2001.
La sceneggiatura del film, scritta con Sergio Donati (già collaboratore di Sergio Leone), è stata premiata dall’attore Robert De Niro al Tribeca Film Festival, importante evento newyorchese creato e diretto dallo stesso attore italo-americano.
Non resta che attendere l’uscita della pellicola!
“I poveri non sono tali per stupidità o per pigrizia, anzi lavorano duramente dalla mattina alla sera. Sono poveri perché le strutture finanziarie del nostro paese non li aiutano affatto a migliorare le loro condizioni economiche. ” Muhammad Yunus
Entro la fine dell’anno entrerà in vigore la normativa europea che darà il via nei 27 paesi della comunità ai sistemi di pagamento via cellulare, rendendo possibili non solo i trasferimenti monetari peer-to-peer (da un telefono cellulare a un altro), ma anche l’accesso a forme di microcredito, fino a 150 euro.
Intanto, secondo uno studio condotto da Cgap e Gsma, si stima che entro il 2012 i servizi finanziari in mobilità nelle economie emergenti raggiungeranno un valore complessivo di 5 miliardi di dollari.
Un esempio rilevante a riguardo è M-Pesa, un sistema innovativo di pagamento via sms, avviato in Kenya dall’operatore telefonico Safaricom, società controllata al 35% da Vodafone. In poco più di un anno dal lancio ha raggiunto 3,5 milioni di clienti e un giro d’affari di 290 milioni di dollari, in una nazione in cui l’80% della popolazione è esclusa dai servizi bancari tradizionali e gli sportelli istituzionali sono complessivamente 450.
Perché la voce “microfinanza” non compare nelle agende dei politici in cerca di una risposta creativa alla crisi finanziaria globale?
Non se lo spiega Jacques Attali, economista e politologo francese, dal momento che «questo sistema finanziario eticamente responsabile supporta le imprese attraverso una profonda conoscenza del cliente».
«I principi della microfinanza sono in contrasto con le disfunzioni che affliggono la finanza globale – prosegue Attali – con l’obiettivo di perseguire una finanza “sostenibile” e non di addentrarsi in speculazioni irresponsabili».
Jacques Attali è stato per dieci anni consigliere speciale del Presidente della Repubblica Francese François Mitterrand e successivamente presidente della Banca Europea per lo sviluppo e la ricostruzione. Nel 1998 ha fondato l’associazione non profit PlaNet Finance attiva nell’ambito della microfinanza in 60 paesi con una rete di 38 agenzie a livello globale.
Questo spazio è dedicato chiunque sia interessato allo sviluppo del microcredito e della microfinanza non solo nei paesi in via di sviluppo, ma anche in Europa ed in particolare in Italia.