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La Banca del Villaggio

§ July 7th, 2009 § Filed under Tutti gli argomenti § Tagged , , , , § No Comments

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Sul Corriere della Sera nei giorni scorsi è apparso un articolo, scritto da Federico Fubini, dal titolo “Microcredito: ora i poveri si ribellano”.

Ne riportiamo alcuni passaggi al fine di stimolare la discussione su temi delicati legati al microcredito, come la determinazione dei tassi di interesse e la creazione di gruppi a responsabilità congiunta (il testo integrale è disponibile qui):

Nella sua lezione alla cerimonia del No­bel nel 2006, Yunus disse che la banca «di routine è in utile» (pari a 13,5 milio­ni di euro nel 2008) e certo i risultati so­no impressionanti: quasi otto milioni di clienti in 85 mila villaggi del Bangladesh prendono il microcredito di Grameen. L’azionariato è composto al 96% dalle donne mutuatarie (il resto è dello Stato), Yunus è «un dipendente» e sui benefici del microcredito esiste ormai una lettera­tura vasta e seria. Ora la banca deve fare i conti con sfide nuove. Per aiutare i villaggi colpiti dai ci­cloni sempre più frequenti per l’effet­to- serra, dice Yunus, «diamo nuovi pre­stiti anche se non cancelliamo quelli pre­cedenti: semmai estendiamo le scaden­ze », ampliando il portafoglio crediti. Fon­ti ufficiali di Grameen precisano che do­po Aila, l’uragano che un mese fa ha di­strutto i raccolti per 5 milioni di persone e le case di centinaia di migliaia, Grame­en ha cessato di incassare le rate e dato cibo, acqua, aiuti sanitari.
Visto da Kalapara, 300 chilometri più a Sud sul Golfo del Bengala, il quadro ap­pare però alquanto diverso. Qui Aila ha devastato i campi, ucciso il bestiame, contaminato i pozzi. E la filiale di Tiakha­li Kalapara di Grameen Bank è passata a riscuotere la sua rata settimanale il gior­no dopo il ciclone, racconta la 35enne Ta­posi (il cognome non lo dà), portavoce di un gruppo di dieci donne clienti. Aiuti non se ne sono visti, mentre a novembre 2007 con il ciclone Sidr (10mila morti) la banca concesse l’equivalente di quasi cin­que euro per cliente, pari a due giorni di guadagno di un guidatore di risciò, e un’estensione di sei mesi delle scadenze. «Stavolta non hanno atteso neanche po­che ore per riscuotere», dice Taposi.

(…)

Taposi e il suo gruppo di co-mutuata­rie parlano, e a tratti piangono, come si sentissero prigioniere di Grameen. Fra le dieci nessuna ritiene di aver mai avuto un beneficio dai suoi prestiti. Il primo problema è la celebrata (in Occidente) obbligazione di gruppo nel caso di insol­venza individuale: gli altri clienti devono ripianare. Secondo la banca è un modo per responsabilizzare le comunità. Ma Ta­posi e le sue amiche devono autotassarsi quando una sola manca un pagamento, andando a loro volta in difficoltà: ciò mette Grameen Bank più al riparo dalle perdite ma crea liti e denunce nei villag­gi. La banca sostiene che non punisce mai gli insolventi («Non usiamo stru­menti legali»), ma non può ignorare che nei gruppi di clienti si litiga, ci si denun­cia, ci si pignora a vicenda e si entra in cause che a volte finiscono con la prigio­ne del debitore. A Kalapara, molti credo­no che questo sistema sia volto a scarica­re su altri, cioè sugli stessi clienti, il co­sto dei ricorsi e delle sofferenze. «Se ho un reddito di un dollaro — si chiede Ta­posi — perché devo pagare più di un dol­laro per un mutuo non mio?».

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Grameen Bank contesta la versione di queste donne. Sostiene che pratica un in­teresse fisso del 10%, non richiede garan­zie né depositi, prende impegni preventi­vi sui rendimenti dei risparmi e versa in ogni caso gli interessi. Quanto alle rate re­clamate subito dopo i cicloni, afferma, «questa non è la politica della banca». Se­duto nel suo studio di Dhaka, Yunus pro­pone anche un sistema a colori per qua­lunque prodotto in vendita: «Rosso se nuoce al prossimo, giallo se c’è un dubbio in proposito, verde se non fa alcun male». Le filiali di Grameen nelle campagne del Bangladesh tendono al verde: spesso, so­no gli edifici più imponenti del villaggio.