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1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE
      # 1.1. Introduzione alla finanza etica
                        _ Definizione
                        » La storia
                        _ I principi: Il Manifesto della Finanza Etica
                        _ Gli strumenti

La storia


    # Storia della finanza etica [fonte: La finanza etica in Italia, rapporto redatto da Lunaria ]
Il processo di “finanziarizzazione” che ha trasformato il ruolo della finanza all’interno del sistema economico ha un forte impatto anche sulla società nel suo complesso. Mentre il denaro diviene il veicolo di teorie basate su individualismo e razionalità economica, la persona e la sua comunità di appartenenza vengono messe in secondo piano. Le reazioni a queste dinamiche sono state nel tempo diverse: si va dalle esperienze più radicali dei sistemi di scambio non-monetario (LETS, reti di economia locale, fino alle odierne “banche del tempo”), a quelle più complesse e articolate della cosiddetta finanza etica. Essa propone un vero e proprio approccio alternativo all’idea di finanza, senza però ripudiarne i meccanismi di base (come l’intermediazione, la raccolta, il prestito) ma riformulandone i valori di riferimento (la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, l’equa remunerazione dell’investimento contro la speculazione).

La finanza etica mira ad introdurre come parametri di riferimento, oltre al rischio ed al rendimento, anche il riflesso dell’investimento sull’economia cosiddetta “reale”, a modificare i comportamenti “finanziari” in senso più sociale e a finanziare tutte le attività che si muovono in un’ottica di sviluppo umanamente ed ecologicamente sostenibile; tra queste quindi sia le attività tradizionali del cosiddetto settore non profit – cooperazione sociale e internazionale, ecologia, tutela dei diritti umani, attività culturali e artistiche ecc. – sia quelle più di frontiera come il commercio equo e solidale, l’agricoltura biologica/ biodinamica, la produzione eco compatibile e più in generale tutte quelle attività imprenditoriali che producono sul territorio un beneficio sociale e/o ambientale. Essa punta pertanto ad elaborare degli indicatori che rilevino, assieme alla performances aziendali e ai rendimenti economici, l’impatto sociale ed ambientale dell’attività finanziabili; questi criteri sono stati elaborati partendo dai nuovi indicatori di sviluppo fatti propri dalle Nazioni Unite, tali indicatori partono dal presupposto che non vi può essere crescita economica senza sviluppo umano.

La finanza etica ha avuto, nel corso degli ultimi 20-25 anni, una forte evoluzione: nata focalizzando l’attenzione prevalentemente sulla gestione del risparmio, come reazione pacifista e ambientalista al potere e alle operazioni scarsamente trasparenti delle grandi banche, si sviluppa poi mettendo al centro della propria identità ed operatività la responsabilità sociale ed ecologica degli investimenti, dunque assumendo un ruolo più attivo e propositivo nel sistema economico.

La finanza etica ha avuto, nel corso degli ultimi 20-25 anni, una forte evoluzione: nata focalizzando l’attenzione prevalentemente sulla gestione del risparmio, come reazione pacifista e ambientalista al potere e alle operazioni scarsamente trasparenti delle grandi banche, si sviluppa poi mettendo al centro della propria identità ed operatività la responsabilità sociale ed ecologica degli investimenti, dunque assumendo un ruolo più attivo e propositivo nel sistema economico.

Qui sottolineiamo alcuni fatti ed iniziative che hanno caratterizzato lo sviluppo della finanza etica:

• agli inizi degli anni ’70 si sviluppano i fondi etici nei paesi anglosassoni (USA e Gran Bretagna);

• nella seconda metà degli anni ’70 nasce in Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo, la prima banca per e dei poveri: la Grameen Bank. Essa nasce con lo scopo di fare credito ai più poveri, esclusi dal circuito bancario tradizionale. L’avvio e lo sviluppo di tale banca è però caratterizzato soprattutto da una raccolta di denaro sotto forma di contributo e di donazione da grandi organismi sovranazionali pubblici e privati;

• negli anni ’80 nascono le banche alternative in Europa, caratterizzate dal fatto che finanziano progetti attenti alle problematiche ambientali e sociali. Vediamo più da vicino le diverse fasi storiche qui evidenziate. I primi fondi etici9 nascono, già negli anni ’30 negli Stati Uniti, con motivazioni a carattere essenzialmente religioso: si vuole dare risposta alle esigenze dei risparmiatori di gestire i propri risparmi secondo i dettami della religione di appartenenza,e quindi nessun investimento nell’industria del tabacco, dell’alcool, della prostituzione/pornografia, del gioco d’azzardo, ecc. Sarà però agli inizi degli anni ’70 che i fondi etici si svilupperanno in modo più efficace sul mercato finanziario; grazie a questo tipo di investimento, basato sulla responsabilità sociale delle imprese, gli investitori prendono coscienza del fatto che le loro scelte d’investimento non sono solo un momento di messa a frutto dei capitali, ma anche uno strumento di intervento nella società civile. Importanti saranno, per lo sviluppo di tali fondi, il ruolo dei movimenti pacifista ed ecologista.

Negli anni ’80 si assiste ad una evoluzione di questi fondi (che si svilupperanno negli anni ’90); essi passano dalla semplice elencazione di divieti ad una gestione propositiva dei fondi: vengono privilegiate, ad esempio, quelle imprese che si occupano di riciclaggio delle materie prime e che nella produzione hanno una forte attenzione verso le problematiche ambientali.

È proprio in questo periodo che nascono centri di ricerca e fondazioni come l’Eiris, in grado di dare informazioni e garanzie sulle imprese che si impegnano a conformarsi a degli standard etici ed ecologici. In particolare l’Eiris (Ethical Investment Research Service), nata a Londra nel 1983, da chiese e opere di carità che avevano bisogno di organizzazioni in cui investire i loro capitali senza tradire i propri principi, individua dei criteri positivi e negativi che servono per scegliere quali imprese includere o escludere da un determinato portafoglio titoli 10.

I criteri positivi che un’impresa dovrà rispettare per essere inserita nel fondo sono:

a) porre attenzione alla protezione e alla salvaguardia ambientale e all’uso di sistemi adatti al riciclaggio dei rifiuti;

b) promuovere progetti per i Paesi in via di sviluppo, l’assistenza sanitaria, l’assistenza agli anziani;

c) investire in sistemi di riscaldamento a basso consumo energetico e a basso livello d’inquinamento;

d) impegnarsi nei confronti del rispetto della salute e della sicurezza sul lavoro;

e) porre attenzione al prodotto e evitare l’eccessiva sostituzione della manodopera con “mezzi meccanici”;

f) essere attenta alla formazione professionale e all’educazione, alla promozione di attività di divertimento e di utilizzo del tempo libero.

I criteri negativi in base ai quali l’emittente potrà non essere inserito nel fondo d’investimento sono:

a) praticare attività in paesi che non rispettano i diritti civili;

b) essere o partecipare ad industrie produttrici di: armi, alcolici, tabacco, prodotti pornografici, pellicceria, energia nucleare (produttrici o sfruttatrici di), pesticidi, prodotti inquinanti per lo strato d’ozono e le foreste tropicali e industrie che sfruttano le cavie animali o che non ne limitano al massimo il loro utilizzo.

Occorre fare una precisazione: i fondi etici non vanno confusi con i cosiddetti fondi “umanitari”.

Nel mercato finanziario troviamo:

• portafogli di titoli etici che investono in soggetti economici particolarmente meritevoli per il settore di attività, per le finalità perseguite, per il modo in cui operano;

• fondi umanitari in cui l’investitore rinuncia ad una parte, o tutto, del guadagno, in conto interesse o in conto capitale, destinandolo ad attività solidaristiche non chiaramente individuate.

È chiaro che quest’ultima categoria non collima con lo spirito che anima la finanza etica: l’investitore rinuncia al guadagno per destinarlo ad attività di carattere sociale, ma non si chiede come quel guadagno è stato ottenuto, in quale tipo di attività ha investito i propri risparmi.

I fondi etici mirano a responsabilizzare il risparmiatore, mentre i fondi umanitari rappresentano una forma di beneficenza indiretta.

L’esperienza delle banche alternative appartiene invece più propriamente all’Europa. Il risparmio etico si sviluppa dalla seconda metà degli anni ’70 - inizi anni ’80: la prima banca alternativa, la Triodos Bank, nasce in Olanda nel 1980 con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo di imprese impegnate nella produzione agricola e industriale ecocompatibile, nella tutela ambientale e nelle attività culturali, nella ricerca e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, nel riciclaggio delle materie prime.

Nella seconda metà degli anni ’80, sulla spinta del movimento verde, nasce in Germania la Ökobank, il cui obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo di attività legate all’ambiente e alla sua tutela, al commercio equo, alla salute.

Anche l’esperienza italiana della finanza etica nasce tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 con l’emergere del risparmio autogestito. Sono le Mag (Mutua Autogestione) le figure di riferimento della finanza etica in Italia negli anni ’80, la cui filosofia si basa sulle seguenti caratteristiche: la partecipazione dei soci alla gestione; interventi rivolti verso progetti di cooperative e associazioni; garanzie sugli impieghi basate sulla conoscenza delle persone e dei progetti da finanziare. I settori di intervento delle Mag sono: la solidarietà sociale, l’ambiente e i temi dell’ecologia, la cultura e l’informazione.

Attraverso l’esperienza delle Mag nasce e si sviluppa il progetto della prima Banca Etica in Italia.

La finanza etica ha però la sua prima esperienza nei paesi in via di sviluppo con la nascita, nel 1976, della Grameen Bank. Nella lingua del Bangladesh, il termine “grameen” significa rurale o di villaggio, quindi l’espressione “Grameen Bank” significa banca rurale o di villaggio: il nome vuole dare il senso della vocazione (o mission) della banca. Essa opera offrendo micro-prestiti ad individui privi di risorse12, cioè a coloro che non possono offrire garanzia patrimoniale alcuna e che per questo motivo sono respinti dalle banche tradizionali.

Il microcredito, così viene definito questo modo di operare, si caratterizza per le seguenti peculiarità:

• si tratta di un prestito di piccola entità;

• il meccanismo di rimborso è tale che permette che il prestito venga restituito in piccole quote di rimborso;

• ma l’aspetto più importante è che si tratta di un credito solidale, nel senso che chiunque voglia accedere al microcredito deve costituire un gruppo, all’interno del quale ciascuno ha bisogno di un prestito. Il gruppo è solidalmente responsabile per il prestito che ciascun componente riceve. Tutto ciò permette di non richiedere alcuna garanzia reale.











"Finanza etica e solidale" | Educational Tool Kit
Uno strumento ideato per i Responsabili Finanza Solidale Altromercato e per i Promotori Locali di Banca Etica
realizzato da Ctm Altromercato e Fondazione Responsabilità Etica nell'ambito del progetto Save for Good

















In questo capitolo »

1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE

  # 1.1. Introduzione alla finanza etica
  # 1.2. Il Microcredito e la finanza etica
              per il sud del mondo

          Appendice







Gli altri capitoli »

1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE

2. IL SISTEMA CTM ALTROMERCATO

3. IL SISTEMA BANCA ETICA

4. PROMUOVERE LA FINANZA ETICA E SOLIDALE SUL TERRITORIO