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La storia
    # Storia della finanza etica
[fonte: La finanza etica in Italia, rapporto redatto da Lunaria ]
Il processo di “finanziarizzazione” che ha trasformato il ruolo della finanza
all’interno del sistema economico ha un forte impatto anche sulla società nel
suo complesso. Mentre il denaro diviene il veicolo di teorie basate su individualismo
e razionalità economica, la persona e la sua comunità di appartenenza
vengono messe in secondo piano. Le reazioni a queste dinamiche sono state
nel tempo diverse: si va dalle esperienze più radicali dei sistemi di scambio
non-monetario (LETS, reti di economia locale, fino alle odierne “banche del
tempo”), a quelle più complesse e articolate della cosiddetta finanza etica. Essa
propone un vero e proprio approccio alternativo all’idea di finanza, senza però
ripudiarne i meccanismi di base (come l’intermediazione, la raccolta, il prestito)
ma riformulandone i valori di riferimento (la persona e non il capitale, l’idea
e non il patrimonio, l’equa remunerazione dell’investimento contro la speculazione).
La finanza etica mira ad introdurre come parametri di riferimento,
oltre al rischio ed al rendimento, anche il riflesso dell’investimento sull’economia
cosiddetta “reale”, a modificare i comportamenti “finanziari” in senso più
sociale e a finanziare tutte le attività che si muovono in un’ottica di sviluppo
umanamente ed ecologicamente sostenibile; tra queste quindi sia le attività tradizionali
del cosiddetto settore non profit – cooperazione sociale e internazionale,
ecologia, tutela dei diritti umani, attività culturali e artistiche ecc. – sia
quelle più di frontiera come il commercio equo e solidale, l’agricoltura biologica/
biodinamica, la produzione eco compatibile e più in generale tutte quelle
attività imprenditoriali che producono sul territorio un beneficio sociale e/o
ambientale. Essa punta pertanto ad elaborare degli indicatori che rilevino, assieme
alla performances aziendali e ai rendimenti economici, l’impatto sociale
ed ambientale dell’attività finanziabili; questi criteri sono stati elaborati partendo
dai nuovi indicatori di sviluppo fatti propri dalle Nazioni Unite, tali indicatori
partono dal presupposto che non vi può essere crescita economica senza
sviluppo umano.
La finanza etica ha avuto, nel corso degli ultimi 20-25 anni, una forte evoluzione:
nata focalizzando l’attenzione prevalentemente sulla gestione del risparmio,
come reazione pacifista e ambientalista al potere e alle operazioni scarsamente
trasparenti delle grandi banche, si sviluppa poi mettendo al centro della
propria identità ed operatività la responsabilità sociale ed ecologica degli investimenti,
dunque assumendo un ruolo più attivo e propositivo nel sistema economico.
La finanza etica ha avuto, nel corso degli ultimi 20-25 anni, una forte evoluzione:
nata focalizzando l’attenzione prevalentemente sulla gestione del risparmio,
come reazione pacifista e ambientalista al potere e alle operazioni scarsamente
trasparenti delle grandi banche, si sviluppa poi mettendo al centro della
propria identità ed operatività la responsabilità sociale ed ecologica degli investimenti,
dunque assumendo un ruolo più attivo e propositivo nel sistema economico.
Qui sottolineiamo alcuni fatti ed iniziative che hanno caratterizzato lo sviluppo
della finanza etica:
• agli inizi degli anni ’70 si sviluppano i fondi etici nei paesi anglosassoni (USA
e Gran Bretagna);
• nella seconda metà degli anni ’70 nasce in Bangladesh, uno dei paesi più poveri
del mondo, la prima banca per e dei poveri: la Grameen Bank. Essa nasce
con lo scopo di fare credito ai più poveri, esclusi dal circuito bancario tradizionale.
L’avvio e lo sviluppo di tale banca è però caratterizzato soprattutto
da una raccolta di denaro sotto forma di contributo e di donazione da grandi
organismi sovranazionali pubblici e privati;
• negli anni ’80 nascono le banche alternative in Europa, caratterizzate dal fatto
che finanziano progetti attenti alle problematiche ambientali e sociali.
Vediamo più da vicino le diverse fasi storiche qui evidenziate.
I primi fondi etici9 nascono, già negli anni ’30 negli Stati Uniti, con motivazioni
a carattere essenzialmente religioso: si vuole dare risposta alle esigenze dei
risparmiatori di gestire i propri risparmi secondo i dettami della religione di appartenenza,e quindi nessun investimento nell’industria del tabacco, dell’alcool,
della prostituzione/pornografia, del gioco d’azzardo, ecc.
Sarà però agli inizi degli anni ’70 che i fondi etici si svilupperanno in modo
più efficace sul mercato finanziario; grazie a questo tipo di investimento, basato
sulla responsabilità sociale delle imprese, gli investitori prendono coscienza del
fatto che le loro scelte d’investimento non sono solo un momento di messa a frutto
dei capitali, ma anche uno strumento di intervento nella società civile. Importanti
saranno, per lo sviluppo di tali fondi, il ruolo dei movimenti pacifista ed
ecologista.
Negli anni ’80 si assiste ad una evoluzione di questi fondi (che si svilupperanno
negli anni ’90); essi passano dalla semplice elencazione di divieti
ad una gestione propositiva dei fondi: vengono privilegiate, ad esempio,
quelle imprese che si occupano di riciclaggio delle materie prime e che
nella produzione hanno una forte attenzione verso le problematiche ambientali.
È proprio in questo periodo che nascono centri di ricerca e fondazioni come
l’Eiris, in grado di dare informazioni e garanzie sulle imprese che si impegnano
a conformarsi a degli standard etici ed ecologici. In particolare l’Eiris
(Ethical Investment Research Service), nata a Londra nel 1983, da chiese e opere di
carità che avevano bisogno di organizzazioni in cui investire i loro capitali senza
tradire i propri principi, individua dei criteri positivi e negativi che servono
per scegliere quali imprese includere o escludere da un determinato portafoglio
titoli 10.
I criteri positivi che un’impresa dovrà rispettare per essere inserita nel fondo
sono:
a) porre attenzione alla protezione e alla salvaguardia ambientale e all’uso di sistemi
adatti al riciclaggio dei rifiuti;
b) promuovere progetti per i Paesi in via di sviluppo, l’assistenza sanitaria, l’assistenza agli anziani;
c) investire in sistemi di riscaldamento a basso consumo energetico e a basso livello
d’inquinamento;
d) impegnarsi nei confronti del rispetto della salute e della sicurezza sul lavoro;
e) porre attenzione al prodotto e evitare l’eccessiva sostituzione della manodopera
con “mezzi meccanici”;
f) essere attenta alla formazione professionale e all’educazione, alla promozione
di attività di divertimento e di utilizzo del tempo libero.
I criteri negativi in base ai quali l’emittente potrà non essere inserito nel fondo
d’investimento sono:
a) praticare attività in paesi che non rispettano i diritti civili;
b) essere o partecipare ad industrie produttrici di: armi, alcolici, tabacco, prodotti
pornografici, pellicceria, energia nucleare (produttrici o sfruttatrici di), pesticidi,
prodotti inquinanti per lo strato d’ozono e le foreste tropicali e industrie
che sfruttano le cavie animali o che non ne limitano al massimo il loro
utilizzo.
Occorre fare una precisazione: i fondi etici non vanno confusi con i cosiddetti
fondi “umanitari”.
Nel mercato finanziario troviamo:
• portafogli di titoli etici che investono in soggetti economici particolarmente
meritevoli per il settore di attività, per le finalità perseguite, per il modo in cui
operano;
• fondi umanitari in cui l’investitore rinuncia ad una parte, o tutto, del guadagno,
in conto interesse o in conto capitale, destinandolo ad attività solidaristiche
non chiaramente individuate.
È chiaro che quest’ultima categoria non collima con lo spirito che anima la
finanza etica: l’investitore rinuncia al guadagno per destinarlo ad attività di carattere
sociale, ma non si chiede come quel guadagno è stato ottenuto, in quale tipo
di attività ha investito i propri risparmi.
I fondi etici mirano a responsabilizzare il risparmiatore, mentre i fondi umanitari rappresentano una forma di beneficenza indiretta.
L’esperienza delle banche alternative appartiene invece più propriamente
all’Europa. Il risparmio etico si sviluppa dalla seconda metà degli anni ’70 - inizi
anni ’80: la prima banca alternativa, la Triodos Bank, nasce in Olanda nel 1980 con
l’obiettivo di sostenere lo sviluppo di imprese impegnate nella produzione agricola
e industriale ecocompatibile, nella tutela ambientale e nelle attività culturali,
nella ricerca e utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, nel riciclaggio delle materie prime.
Nella seconda metà degli anni ’80, sulla spinta del movimento verde,
nasce in Germania la Ökobank, il cui obiettivo è quello di sostenere lo sviluppo di
attività legate all’ambiente e alla sua tutela, al commercio equo, alla salute.
Anche l’esperienza italiana della finanza etica nasce tra la fine degli anni ’70
e gli inizi degli anni ’80 con l’emergere del risparmio autogestito. Sono le Mag
(Mutua Autogestione) le figure di riferimento della finanza etica in Italia negli
anni ’80, la cui filosofia si basa sulle seguenti caratteristiche: la partecipazione dei
soci alla gestione; interventi rivolti verso progetti di cooperative e associazioni;
garanzie sugli impieghi basate sulla conoscenza delle persone e dei progetti da
finanziare. I settori di intervento delle Mag sono: la solidarietà sociale, l’ambiente
e i temi dell’ecologia, la cultura e l’informazione.
Attraverso l’esperienza delle
Mag nasce e si sviluppa il progetto della prima Banca Etica in Italia.
La finanza etica ha però la sua prima esperienza nei paesi in via di sviluppo
con la nascita, nel 1976, della Grameen Bank. Nella lingua del Bangladesh, il termine “grameen” significa rurale o di villaggio, quindi l’espressione “Grameen
Bank” significa banca rurale o di villaggio: il nome vuole dare il senso della vocazione
(o mission) della banca. Essa opera offrendo micro-prestiti ad individui privi
di risorse12, cioè a coloro che non possono offrire garanzia patrimoniale alcuna
e che per questo motivo sono respinti dalle banche tradizionali.
Il microcredito, così viene definito questo modo di operare, si caratterizza
per le seguenti peculiarità:
• si tratta di un prestito di piccola entità;
• il meccanismo di rimborso è tale che permette che il prestito venga restituito
in piccole quote di rimborso;
• ma l’aspetto più importante è che si tratta di un credito solidale, nel senso che
chiunque voglia accedere al microcredito deve costituire un gruppo, all’interno
del quale ciascuno ha bisogno di un prestito. Il gruppo è solidalmente responsabile
per il prestito che ciascun componente riceve. Tutto ciò permette
di non richiedere alcuna garanzia reale.
"Finanza etica e solidale" | Educational Tool Kit
Uno strumento ideato per i Responsabili Finanza Solidale Altromercato
e per i Promotori Locali di Banca Etica
realizzato da Ctm Altromercato e Fondazione Responsabilità Etica nell'ambito del progetto Save for Good
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