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1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE
      # 1.1. Introduzione alla finanza etica
                        _ Definizione
                        _ La storia
                        _ I principi: Il Manifesto della Finanza Etica
                        » Gli strumenti

Gli strumenti


    # Microfinanza e Microcredito
        [fonte: SAVE FOR GOOD, Guida per risparmiatori ]
Microfinanza e Microcredito sono due aspetti di un nuovo modo di fare la finanza.

La Microfinanza è l'utilizzazione della gestione di molte attività finanziarie (il microcredito, il microrisparmio, la microassicurazione, la ricerca e dazione di garanzie, le partecipazioni sociali, la formazione e consulenza) a favore di persone con basso e/o bassissimo profilo socio/economico, e normalmente escluse a vario titolo dalle istituzioni finanziarie, per la creazione o lo sviluppo d’attività produttive e commerciali.

Il Microcredito è, invece, il prestito di una ridotta somma di denaro concesso da banche, cooperative o consorzi finanziari, a favore di persone singole od organizzate in gruppi per lo sviluppo di un’economia vitale e che non hanno i normali requisiti per accedere alle concessioni delle tradizionali linee di credito.

Sono servizi finanziari per poveri e poverissimi, molto spesso donne, senza garanzie patrimoniali e senza prospettive lavorative, che non possono che fidarsi dell'aiuto che le organizzazioni sociali (e qualche volta le banche) danno loro per uscire dalla miseria e dalla povertà.

La storia recente del Microcredito è scandita dall'economista del Bangladesh e premio Nobel per la Pace M. Yunus che, utilizzando in chiave moderna il primitivo concetto di Microcredito, ha dato impulso alla riduzione della povertà, o meglio della miseria, in tutto il mondo.

Si può quindi affermare che il Microcredito tende dare delle risposte rapide ma efficaci, al vivere quotidiano permettendo, con piccole somme l’avvio d’attività lavorative che potranno cambiare in meglio la realtà di nuclei familiari e sociali; e ciò in contesti dove spesso le difficoltà del vivere non permettono riflessioni sulle filosofie dell’esistenza (come avviene nella Finanza Etica in Occidente), ma si concentrano solo e semplicemente sul come continuare a vivere. Si può quindi affermare che gli scopi prossimi sono:

- finanziare i non bancabili in modo tale da farli rientrare in un sistema di solvibilità generale data dal lavoro (e quindi farli diventare bancabili) proprio perché si considera che ogni persona ha una sua dignità che lo spinge ad azioni utili e provvide;

- utilizzare le varie forme di servizi finanziari come strumenti di crescita e sviluppo del territorio in modo socialmente rilevante;

- far partecipare a pieno titolo milioni e milioni di persone nella perenne costruzione di un mondo più equo e più giusto.

Successivamente la sorpresa è stata che il Microcredito si è diffuso nelle nazioni occidentali, ove tale strumento diviene anche socio/assistenziale (oltre naturalmente a mantenere quello imprenditoriale): ci si è accorti che molte persone non riescono a far fronte, per i loro bassissimi redditi, a situazioni di difficoltà improvvisa e sono in assoluta difficoltà.

Le condizioni del Microcredito occidentale sono diverse da quello classico sia per gli importi erogati, sia per essere quasi esclusivamente personali e non di gruppo e sia per altro (tassi, modalità, ecc.).

In definitiva, si può facilmente capire come lo stato di malessere generale in cui tutta la popolazione mondiale si trova a causa di politiche socio/ economiche sbagliate ed inique, abbia generato non solo un fallimento di fatto dell'economia - che dovrebbe tendere alla diminuzione delle difficoltà umane e al risolvimento dei bisogni -, ma anche il peggioramento di vita generalizzato cui si risponde con nuove attività economiche dal basso e non previste, se non limitatamente, dalla Scienza Economica vigente.



    # I fondi etici
        [fonte: SAVE FOR GOOD, Guida per risparmiatori ]
Con lo sviluppo dei mercati finanziari, alcuni gestori di fondi hanno iniziato a considerare non solo criteri economici e di rendimento, ma anche di natura sociale e ambientale per decidere in quale imprese e in quali stati investire.

Già negli anni '20 alcuni fondi di investimento nei Paesi anglosassoni hanno iniziato a prendere in considerazione criteri non solo economici per decidere in quali imprese investire. Nel 1928 il Pioneer Fund della Chiesa Metodista di Boston esclude le “azioni del peccato” dal proprio portafogli di investimento, evitando di acquistare i titoli delle imprese coinvolte con l'industria del tabacco, del gioco d'azzardo e degli armamenti.

Nel corso degli anni, sempre più fondi di investimento istituzionali, ovvero di università, enti locali, gruppi religiosi, decidono di adottare criteri simili, evitando di tenere nel proprio portafogli i titoli delle imprese coinvolte di volta in volta nella guerra del Vietnam, con il regime sudafricano ai tempi dell'apartheid o in specifici settori merceologici, a partire dalle armi. La situazione si è ulteriormente evoluta. Accanto allo sviluppo dei fondi “etici” o “socialmente responsabili”, negli ultimi anni diversi investitori istituzionali hanno iniziato a valutare il comportamento delle singole imprese, e disinvestono da quelle accusate di violazioni particolarmente gravi in materia di diritti umani o impatto ambientale.

Un esempio è il fondo pensionistico del governo norvegese, il Government Pension Fund – Global, controllato dal ministero delle Finanze e gestito dalla Banca centrale di Norvegia, la Norges Bank. Ad inizio 2006, il governo ha deciso di escludere dal fondo sette compagnie, tra le quali l'italiana Finmeccanica, coinvolte nella produzione di armi “controverse”, quali mine antiuomo, armi nucleari, o munizioni e bombe cluster. L'anno successivo lo stesso fondo ha escluso per motivazioni diverse altre imprese, come nel caso della Wal-Mart, accusata di “gravi e ripetute violazioni dei diritti umani e dei lavoratori” o della Freeport McMoRan Copper, per gli impatti ambientali delle sue attività minerarie nella Papua occidentale.

Sono molti altri i fondi che investono seguendo criteri etici. Questi fondi si distinguono però molto in base alle scelte di investimento, ai parametri utilizzati per valutare le imprese, alla qualità della valutazione, alla trasparenza verso gli investitori e il pubblico, e per altri criteri.

Invece di disinvestire dalle imprese che non rispettano alcuni vincoli etici, diversi gestori utilizzano i diritti di voto e di partecipazione connessi all'essere azionisti dell'impresa per cercare di modificarne i comportamenti e influenzarne le scelte. Si tratta di un percorso per alcuni versi differente da quello di selezione dei titoli, ma che ha in comune il cercare di sfruttare in direzione “etica” l'enorme potere che la finanza ha conquistato negli ultimi anni. Entrambe le strade sono ormai consolidate nei Paesi anglosassoni e in diverse nazioni europee, e si stanno lentamente affermando anche in Italia, come strumento di democrazia economica e per ottenere dalle imprese una maggiore responsabilità, sostenibilità e trasparenza.



    # Le Banche Etiche
        [fonte: SAVE FOR GOOD, Guida per risparmiatori ]
Le Banche Etiche sono diffuse in tutto il mondo ed il loro numero è crescente sia nei paesi del Nord che in quelli del Sud. In Italia la prima è stata Banca Popolare Etica che, avviata come Cooperativa verso la Banca Etica nel 1994, ha iniziato ad operare nel 1999 ed è presente su tutto il territorio nazionale con sportelli e banchieri ambulanti.

Tali banche operano sia per il solo microcredito e sia, più propriamente, come utilizzatrici delle teorie della Finanza Etica.

In Europa la maggior parte di loro hanno costituito un'associazione, la Federazione Europea Banche Etiche ed Alternative (Febea) e finanziano il settore Non Profit in genere, i non bancabili ed il mondo della difficoltà finanziaria, le energie alternative, l'agricoltura biologica, la cultura e tutto ciò che rispetta l'ambiente e la socialità dell'uomo.

Caratteristiche rilevanti sono date dall'avere due istruttorie: quella classica sul merito di credito e quella etica, ed una diversa applicazione delle garanzie per i finanziamenti; i tassi d'impiego, e le condizioni generali, sono improntati non solo verso bassi livelli, ma escludendo il fatto di non avere balzelli occulti e discriminatori.

I prestiti erogati provengono da risparmiatori che vogliono allocare i propri risparmi in attività di produzione sociale e non, ad es., in armi e modalità pseudo economiche che danneggiano la persona umana. In più possono scegliere in quale comparto investire e a che tasso.

In definitiva tali banche forniscono un aiuto concreto ai loro territori, con la partecipazione attiva dei soci sul territorio, ma con un'ottica di problematiche mondiali.





    # Definizioni di Microfinanza (Mf) e Microcredito (Mc)
        [fonte: Voci a cura di Riccardo Milano per l'Enciclopedia Treccani ]
Negli ultimi trent’anni vi è stata in economia una fioritura di parole, spesso assai brutte ma efficaci, quali globalizzazione, finanziarizzazione, delocalizzazione, ecc., che hanno definito realtà assolutamente nuove e per un certo senso allarmanti per la gran parte della popolazione mondiale che prospettavano, in nuce, un diverso e migliore modo di vivere.

Di fatto, ultimamente il mondo è effettivamente divenuto un “villaggio globale” all’interno di quella “arancia blu”, com’è stata definita la Terra; peccato che le conoscenze di molti uomini si fermino ad uno “spicchio” della stessa con tutte le conseguenze del caso. Il pensare improvvisamente “in grande” non è stata una scoperta felice in quanto ha anche portato alla conoscenza della relatività di se stessi e, in maniera traumatica, alla presa d’atto dell’esistenza massiccia della povertà, anzi della miseria, in buona parte del mondo, compreso l’occidente. E si è da subito intuito che questo avrebbe comportato dolorosi impatti in molti modi sedimentati del vivere e alla paura del domani.

Da qui la necessità di meglio comprendere e la richiesta, da parte di alcuni, di mettere in atto politiche economiche che permetterebbero agli uomini di vivere in maniera dignitosa. L’esperienza comune della gente di usare il denaro in prestito per risolvere i propri problemi economici è molto antica e spessissimo anche risolutiva: c’è voluto tempo, però, prima che qualcuno si accorgesse che questa pratica poteva essere applicata non solo ai poveri, ma anche ai più poveri dei poveri nel mondo. Fino a quel momento, infatti, la popolazione mondiale poteva essere divisa in due grandi categorie: le persone “bancabili” e quelle “non bancabili” che sono i più. Tuttavia solo recentemente, ossia nella seconda metà degli anni ’70, comincia ad essere applicata una nuova strategia del credito che va nella seconda direzione e, poiché si concentrava nell’erogazione di piccolissimi prestiti, venne quasi da subito chiamata Mc.

Il chiedersi che cos’è il Mc è un qualcosa ancora di molto attuale, ma che ancora non permette alla gente comune di darsi una spiegazione coerente. Anzi: la scienza economica ha dapprima dubitato che questa nuova strategia del credito potesse essere praticata; successivamente ha “normato” tale attività più, forse, sotto la pressante richieste dell’opinione comune che di sua spontanea volontà; infine, avendo capito che in linea di massima i “poveri pagano sempre”, la vorrebbe estendere a tutti, anche nel mondo occidentale più ricco. Ciò indubbiamente non ha giovato ad una comprensione di questo fenomeno.

Inoltre l’informazione corrente nel presentare questo nuovo modo d’erogazione del credito fa più leva sull’aspetto emotivo d’alcune storie di persone, specie di donne, decisamente edificanti, legate a questa dinamica del denaro, che su una spiegazione del perché e del come questo avviene; lo stesso uso dei termini di riferimento quali Mc e Mf è confuso, quasi che fossero sinonimi. La verità è differente poiché le due parole hanno significati diversi, riferendosi a diverse attività, sebbene correlate all’interno di uno stesso orizzonte, in quanto una comprensiva dell’altra .

Si può, quindi, definire la Mf come un sotto-istituto della Finanza che, utilizzando la gestione dei flussi finanziari a favore di persone con basso e/o bassissimo profilo socio/economico, e normalmente escluse a vario titolo dalle istituzioni finanziarie, permette loro l’accesso ai servizi finanziari bancari e parabancari per la creazione o lo sviluppo d’attività produttive e commerciali.

Tali servizi possono essere: il microcredito, il microrisparmio, la microassicurazione, la ricerca e dazione di garanzie, le partecipazioni sociali, la formazione e consulenza.

Di norma queste attività sono svolte da “operatori di primo grado”, all’ingrosso, quali finanziarie, agenzie specializzate, consorzi di cooperative, ecc., che forniscono i mezzi agli “operatori di secondo grado” per le attività al minuto.

Il Mc è, conseguentemente, il prestito di una ridotta somma di denaro concesso da intermediari finanziari di diversa natura giuridica a favore di persone singole od organizzate in gruppi per lo sviluppo di un’economia, sia formale e sia informale, che non possiedono i normali requisiti per accedere alle concessioni delle tradizionali linee di credito.

Dalle definizioni nascono poi dei corollari che vanno in due direzioni: le motivazioni sulle quali si poggiano queste due pratiche e le modalità di raggiungimento. In ogni caso c’è una base comune di partenza data da una ricerca di una più equa ridistribuzione della ricchezza con un’intrinseca giustizia sociale.

Infatti si finanziano programmi aventi alla base progetti con scopi sociali e vi è uno stretto connubio tra i fini e i mezzi; ed è proprio questa la prima discriminante dalla tradizionale erogazione del credito che non esprime opinioni al riguardo. Altre sono date dal fatto che il Mc generalmente si rivolge a gruppi di beneficiari marginali e svantaggiati rispetto a quelli di cui si occupano le Istituzioni tradizionali di credito (donne, contadini poveri, gruppi etnici isolati, ecc.); dal fatto che frequentemente s’includono anche servizi non creditizi all’interno delle specifiche attività (assistenza tecnica, corsi base d’alfabetizzazione, prevenzione sanitaria, ecc.); e dal fatto che ci si basa normalmente su concetti di prestiti collettivi e solidali.

La vision e la mission delle istituzioni di Mc si basa, ed ha come obiettivo, la maggior diffusione e facilità d’accesso alle pratiche e ai servizi finanziari nell’ottica della promozione allo sviluppo. Considerando però che, di massima, i luoghi dove è esercitato sono “di frontiera”, gli strumenti del Mc devono essere flessibili ed adattabili per rispondere appieno alle possibili dimensioni assai ridotte delle imprese beneficiarie, di solito chiamate microimprese, facendo quindi buon uso delle caratteristiche economiche, geografiche e sociali di un limitato sistema bancario tradizionale che, proprio perché carente, potrebbe essere foriero, e spesso lo è, di pratiche usurarie.

Concludendo si può affermare che gli scopi prossimi del Mc sono:

- finanziare i “non bancabili” in modo tale da farli rientrare in un sistema di solvibilità generale data dal lavoro (e quindi farli diventare “bancabili”) proprio perché si considera che ogni persona ha una sua dignità che lo spinge ad azioni utili e provvide;

- utilizzare le varie forme di servizi finanziari come strumenti di crescita e sviluppo del territorio in modo socialmente rilevante;

- far partecipare a pieno titolo milioni e milioni di persone nella perenne costruzione di un mondo più equo e più giusto.





    # Il Microcredito e la Finanza Etica [fonte: Voci a cura di Riccardo Milano per l'Enciclopedia Treccani ]
Il forte sviluppo della Finanza Etica (d’ora in poi F.E.) quasi contestuale allo sviluppo del Mc, ha portato spesso all’assimilare i due concetti, facendo sì che il secondo rientri nel primo. Non è sempre così, anche se sono forti gli agganci, riassunti dal fatto che gli impieghi dovrebbero essere mirati alla valorizzazione della persona in modo che la ricchezza prodotta possa essere ridistribuita in modo equo nel territorio.

In prima istanza si può affermare che mentre la F.E. è nata come risposta ad una patologia del sistema economico tradizionale, specialmente occidentale, che ha perso di vista il motivo etico interiore dell’economia e che mira a riportare l’Uomo come fine della stessa non considerandolo più come mezzo, il Mc tende più a sollevare dalla miseria l’Uomo per riportarlo, facendolo transitare da strati intermedi come la povertà, nella sua dignità.

Ne discende che sebbene ambedue siano realtà spesso fortemente critiche verso il sistema, la F.E. tende a riformulare i termini dell’operatività finanziaria all’interno del mondo economico per crearne uno nuovo dove la categoria dell’essere ritrovi la sua predominanza sull’avere e riportando l’Uomo (all’interno di un mercato che in ogni caso si continua a basare essenzialmente su una continua crescita) alla felicità intesa come rapporto tra persone e non come rapporto tra persone e cose, così come le dottrine Utilitaristiche insegnano; è evidente che oggi tale riformulazione sta portando molto lontano visto anche che ormai il termine “etico” sembra sia usato dai più, anche se in modo spesso inconsapevole, come “nuovo” (e abusato) paradigma economico.

Il Mc, invece, tende, molto più semplicemente, a dare delle risposte rapide, ma efficaci, al vivere quotidiano permettendo, con piccole somme l’avvio d’attività lavorative che potranno cambiare in meglio la realtà di nuclei familiari e sociali; e ciò in contesti dove spesso le difficoltà del vivere non permettono riflessioni sulle filosofie dell’esistenza, ma si concentrano solo e semplicemente sul come continuare a vivere.

Tuttavia se la criticità verso il sistema economico è intuibile nella F.E. (sebbene da una parte molte Istituzioni classiche la vogliono praticare: ma così facendo non capiscono che non fanno altro che essere in disaccordo palese con se stessi e con le loro politiche; dall’altra ben comprendendolo, annacquano volutamente, con i loro prodotti di livello piuttosto basso, il lavoro fatto dai nuovi intermediari basati esclusivamente sui concetti della F.E. e puntano molto di più su una possibilità di nuovi guadagni per un nuovo mercato) un po’ meno lo è per il Mc. Ma la cosa è presto spiegata: il fatto che si sia permesso solo così tardi la scoperta che è possibile realmente finanziare i “non bancabili” e che si possono addirittura anche trarne vantaggi sia di bilancio per le Istituzioni addette e sia per le comunità sociali dove viene praticato, suona come un forte rimprovero ad una disciplina economica che quasi mai, sebbene in modo informale, si è posta il problema sviluppare l’economia e la finanza in contesti dove il sopravvivere giorno per giorno è un problema grave; e oggi ci è invece detto dall’O.N.U. che il Mc è talmente utile che bisogna svilupparlo per raggiungere i risultati del “Millenium Develpment Goals”!

I concetti di comunione tra la F.E. e il Mc sono comunque piuttosto visibili e vanno nella dimensione della trasparenza, la capacità di instaurare relazioni “vive” con i propri clienti, l’uso di garanzie sociali, la formazione, la scelta di non effettuare finanziamenti per attività lesive della dignità umana, l’attenzione etica sia ai processi sia ai fini dell’iter di finanziamento, il monitoraggio consapevole, ecc.



    # I criteri (la sostenibilità, i benefici, le modalità operative)
        [fonte: Voci a cura di Riccardo Milano per l'Enciclopedia Treccani ]
La Mf e il Mc sono non solo dei servizi finanziari a se stanti, ma anche strumenti spesso adottati nell’ambito di progetti di cooperazione allo sviluppo. Ciò comporta che, in base alla regola naturale che “il bene va fatto bene”, tali interventi per essere efficaci devono essere efficienti. Le regole, quindi, vanno nella direzione di creare delle condizioni per cui il Mc non dev’essere il preludio ad un “mercato“ nuovo che è la continuazione di quello liberista già esistente, ma nel verso di creare un’economia di produzione, scambi e servizi che, come si è visto, risponda all’esigenza più profonda dell’uomo e non del solo mercato.

Di fatto il problema più arduo per il servizio bancario tradizionale nell’intermediazione finanziaria è dato dalla difficoltà di avere più o meno precise informazioni sui propri clienti; questo comporta il razionamento del credito, osservabile in tutti i mercati, ma specialmente in quelli dei Paesi poveri . Questo problema va sotto il nome di Asimmetrie informative.

Tale problema riguarda la difficoltà che l’Istituzione finanziaria ha nel valutare le caratteristiche potenziali dei propri “clienti” a causa dell’insufficienza delle informazioni a sua disposizione; l’uso di informazioni permette, infatti, di sapere cosa si farà dei capitali ottenuti in prestito, comprensivo delle rischiosità e dei risultati economici ottenuti. Tali informazioni sono conosciute invece dai clienti: da qui il concetto di asimmetria informativa sulla conoscenza dei diversi attori nel rapporto d’intermediazione.

Le metodologie utilizzate per il Mc consistono invece nel mettere in atto procedure che, favorendo la conoscenza delle informazioni per l’istituzione e utilizzando metodologie che comportano l’adozione di particolari comportamenti da parte dei beneficiari del credito e sapendo della loro utilità, diano la possibilità di ridurre al minimo le asimmetrie informative; da ciò la possibilità di riduzione dei costi vari relativi e di un’applicazione più consona delle garanzie. In definitiva si apre la possibilità d’erogazione ai più e non ai meno. Oltre ciò si ricerca una ripartizione del potere contrattuale tra Istituzione di Mc e beneficiario, sì da non essere manipolati da possibili rapporti di forza .

All’interno di tale problema ce ne sono altri tre: l’Enforcement, l’Adverse Selection e il Moral Hazard. Il primo, dato dall’applicazione di penali o sanzioni previste dai contratti di mutuo in casi d’insolvenza, momentanea o meno, nella restituzione dei prestiti, va sotto il nome di enforcement . Sono del tutto evidenti le valutazioni dei costi eventualmente da conteggiare per una banca non specializzata che vuol praticare la MF in caso d’insolvenza, specie nei confronti di piccole cifre, e quindi, dai risvolti economici dati non solo dal danno emergente che ne ricaverebbe, ma anche dal lucro cessante che ciò comporta, visto anche che al basso valore aggiunto dato da queste operazioni si potrebbe opporsi solo con un’ampia diffusione dei crediti.

Sono poi ancora evidenti le difficoltà date da eventuali calamità naturali, ecc. che fanno sì che possa verificarsi che intere categorie di persone possano essere nell’impossibilità di ripagare il loro debito. Tutto ciò è stato ed è fonte di riflessione e di messa in atto di strumenti tali da ridurre al minimo queste difficoltà di enforcement per le Istituzioni di Mf ed è proprio su questo terreno che si sono dimostrate le incongruenze di un credito che vede, forse molte volte giustamente ma in modo limitato, solo i rischi e non le opportunità. Il secondo, l’adverse selection ossia la selezione avversa, è dato dalla selezione dei clienti, ossia dalla scelta della Banca di cosa e chi finanziare. Di solito si richiede un progetto imprenditoriale con un piano finanziario adeguato. La banca deve selezionare i progetti presentati e rigettare quelli che, secondo lei, non hanno possibilità di avere una realizzazione adeguata; quando c’è il rischio di possibili asimmetrie informative la stessa mette in atto una procedura di screening per ottenere informazioni aggiuntive. Nel caso del Mc i costi di quest’attività non sono giustificati se non dal fatto di mettere in atto realtà partecipative sociali e/o collettive. Le Istituzioni di Mf s’inseriscono, infatti, in questo filone. Il terzo, il Moral Hazard ossia l’azzardo morale, riguarda il comportamento del soggetto sulla restituzione del capitale avuto in prestito e in particolare sulla sua intenzionalità nel non restituirlo al soggetto erogante. La banca, nel caso di concessione del prestito, non conoscendo in anticipo la volontà del suo interlocutore potrebbe risolvere il problema solo con un costante monitoraggio, con notevoli costi, che aumentano con il numero dei clienti. Di conseguenza la banca cercherà nelle garanzie previe una risposta ai suoi bisogni, ma solo in maniera difensiva. Questo è, di fatto, un grosso ostacolo per l’erogazione del credito. Ma è proprio su ciò che la formula del Mc si è rivelata vincente: si è visto che i poveri sono solvibili in quanto sia loro stessi per una dignità nel loro ambiente, specie quello rurale (meno in quello delle città), sia per una formazione, spesso collettiva a cui sono stati abituati e sia perché molte volte capiscono che è l’unica possibilità di emancipazione economica, restituiscono interamente e rispettosamente i crediti concessi. Ed è proprio su questo concetto, la dignità, su cui si è anche più volta insistito, che il Mc ha ovviato alle difficoltà di un sistema considerato ormai staticamente immodificabile.

Relativamente alle modalità operative su questi problemi si agisce con un uso attento e consapevole delle Fidejussioni, delle garanzie in genere spostando l’attenzione non più al valore di mercato del bene, ma al valore per il beneficiario: ciò comporta l’assunzione di nove forme di dialogo e di struttura dell’operazione finanziaria. Con questa procedura si elimina, se ben amministrato, il problema del razionamento del credito. Le analisi specifiche fatte proprio a tali fini, basate su di un’analisi dei valori rilevanti per gli individui a basso reddito, spostano l’ottica dalle valutazioni economico-quantatitative a quelle economico-qualitative/non qualitative-sociali, ma non meno valide per un’analisi seria da parte sia delle Istituzioni finanziarie e sia per una realtà povera che vuole risollevarsi, ma senza ricadere nel baratro in cui era costretta.

In conclusione si può affermare che i vari problemi metodologici, operativi e distributivi del Mc si affrontano con l’istruzione e la preparazione delle persone (per lo più in forma aggregata) e con un impegno da parte dei beneficiari di cominciare un cammino di cultura, di sanità e di scolarizzazione all’interno dei nuclei familiari, nonché di un impegno al risparmio e ad una continua aggregazione comunitaria. In definitiva un approccio dinamico al credito con forte coesione sociale: esattamente quello che le banche hanno tentato da sempre fare, ma che oggi è alquanto in disuso.







"Finanza etica e solidale" | Educational Tool Kit
Uno strumento ideato per i Responsabili Finanza Solidale Altromercato e per i Promotori Locali di Banca Etica
realizzato da Ctm Altromercato e Fondazione Responsabilità Etica nell'ambito del progetto Save for Good

















In questo capitolo »

1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE

  # 1.1. Introduzione alla finanza etica
  # 1.2. Il Microcredito e la finanza etica
              per il sud del mondo

          Appendice







Gli altri capitoli »

1. LA FINANZA ETICA E SOLIDALE

2. IL SISTEMA CTM ALTROMERCATO

3. IL SISTEMA BANCA ETICA

4. PROMUOVERE LA FINANZA ETICA E SOLIDALE SUL TERRITORIO